Tra Palazzo
d'Accursio a Bologna e San Pietro a Roma il governo delle larghe
intese Pd-Pdl è schierato al completo. C’è la
Conferenza Episcopale Italiana, Comunione e Liberazione, il Vaticano.
Poi ci sono i poteri economici di Legacoop e Confcooperative. Tutti
insieme contro il comitato promotore del referendum consultivo sui
fondi alle scuole materne paritarie previsto domenica 26 maggio a
Bologna. Il collettivo degli scrittori bolognesi Wu Ming descrive lo
scontro in corso sotto le Due Torri come la battaglia delle
Termopili. Ci sono i volontari del «comitato 33» che sono
come i trecento spartani di Leonida. E poi c’è Serse con il
più grande esercito del mondo che però teme una
vittoria del «fronte A». Se così fosse, dopo anni
di tagli, la scuola pubblica riconquisterebbe la propria dignità.
In più, le scuole pubbliche comunali bolognesi potrebbero
usufruire di 1,2 milioni di euro che oggi sono destinati alle private
paritarie, 26 su 27 sono cattoliche.
mercoledì 22 maggio 2013
LA BATTAGLIA DI BOLOGNA SULLE SCUOLE PARITARIE. WU MING: "AL REFERENDUM VOTIAMO PER LA SCUOLA PUBBLICA"
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sabato 18 maggio 2013
TEST INVALSI, MA NON PER TUTTI
Se ne escludi uno, ci escludi tutti. Così i genitori degli alunni della quinta elementare, sezione E, del VII Circolo Montessori di Roma hanno spiegato la decisione di non sottoporre i propri figli alle prove Invalsi il 7 e il 10 maggio scorsi. Ma cosa sono e per quale progetto sono stati concepiti questi test che oggi vengono sottoposti ai bambini di 7 anni e domani verranno imposti anche alla maturità? Con il ricercatore Renato Foschi cerchiamo di capirlo: governare dalla culla alla tomba il cittadino cosmopolita, l'imprenditore di se stesso. Proprio nel momento in cui la crisi ha dimostrato l'opposto
Leggi: Test Invalsi, ma non per tutti
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giovedì 16 maggio 2013
ORGANIZZARE I NON ORGANIZZATI E L'INSUBORDINAZIONE CONTRO LA PRECARIETA'
Organizzare i non organizzati merita una discussione perché rappresenta una presa di parola di una nuova generazione di sindacaliste e sindacalisti della CGIL, al punto che il sottotitolo avrebbe potuto essere “idee ed esperienze per la dirigenza sindacale che verrà”.
L'attuale dirigenza CGIL appare disinteressata a ripensare le forme di un sindacato all'altezza dei tempi: questa è la sensazione condivisa, in modo sommesso tra alcuni degli autori e autrici di questo libretto, più schiettamente tra i lettori e le lettrici appartenenti a quel variegato mondo del lavoro, e (ora sempre più) del non lavoro, atipico, non standard, precarizzato, intermittente, flessibile, reso sempre meno autonomo e indipendente.
L'attuale dirigenza CGIL appare disinteressata a ripensare le forme di un sindacato all'altezza dei tempi: questa è la sensazione condivisa, in modo sommesso tra alcuni degli autori e autrici di questo libretto, più schiettamente tra i lettori e le lettrici appartenenti a quel variegato mondo del lavoro, e (ora sempre più) del non lavoro, atipico, non standard, precarizzato, intermittente, flessibile, reso sempre meno autonomo e indipendente.
domenica 5 maggio 2013
MACAO TORNA A VOLARE. OCCUPATO IL CINEMA MANZONI A MILANO
Roberto Ciccarelli
Il 5 maggio 2013, ad un anno dalla clamorosa occupazione della Torre Galfa, abbandonata da decenni e di proprietà di Ligresti, Macao torna a occupare uno degli spazi della cultura dismessi, abbandonati alla speculazione: il cinema Manzoni, al n°40 dell'omonima strada.
Il 5 maggio 2013, ad un anno dalla clamorosa occupazione della Torre Galfa, abbandonata da decenni e di proprietà di Ligresti, Macao torna a occupare uno degli spazi della cultura dismessi, abbandonati alla speculazione: il cinema Manzoni, al n°40 dell'omonima strada.
Il Cinema Manzoni fu costruito nel 1947 al n. 40 dell’omonima via milanese. Fa parte di un complesso che comprende un atrio da 800 mq che lo collega al teatro sotterraneo, una galleria di negozi, un ristorante e un edificio per uffici. È stata la sala più prestigiosa ed elegante di Milano, progettata da Mario Cavallè (1895-1982, studiò a New York, costruì in tutta Europa 136 sale). Affrescata da Baragatti, Funi, Rossi, con sculture di Francesco Messina, Oliva, Fazzini e Gasperetti, Leone Lodi (raffigurante Apollo). Il grande schermo panoramico fu valorizzato da una programmazione che privilegiò i film spettacolari, gli eventi e le première. La sala, con pianta a forma di violino, 1.200 posti di velluto rosso, fu la prima in Italia e terza nel mondo a proiettare in Cinerama.
LUCIANO GALLINO: "CONTRO L'AUSTERITA' SERVE UN NEW DEAL EUROPEO"
Sarà perché al ministero del lavoro oggi c'è qualcuno che riesce a leggere i numeri della macroeconomia, come il presidente dell'Istat Enrico Giovannini, ma sembra che in Italia ci sia un governo che si è accorto che «siamo in recessione da un anno». La notizia non è certamente confortante, ma una tale schiettezza nel riconoscere fatti, universalmente noti alle famiglie impoverite o al 38,4% dei giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni, mancava dal 2008. Quando cioè la crisi è iniziata e sui colli romani folleggiava Silvio Berlusconi. Da allora, purtroppo, la capacità di fare un'analisi economica onesta non è migliorata.
«È troppo presto per trarre dei giudizi sul nuovo governo - afferma Luciano Gallino, l'autore di Finanzcapitalismo - ma mi ha colpito questa idea di riformare la riforma Fornero che dicono sia stata concepita per un periodo di crescita dell'economia e oggi, con la recessione, bisogna cambiarla perché presenta alcune rigidità che compromettono la ripresa dell'occupazione. Il problema è che eravamo in recessione anche dieci mesi fa, quando la riforma è stata approvata. Mi chiedo a questo punto che senso abbia avuto approvarla».
«È troppo presto per trarre dei giudizi sul nuovo governo - afferma Luciano Gallino, l'autore di Finanzcapitalismo - ma mi ha colpito questa idea di riformare la riforma Fornero che dicono sia stata concepita per un periodo di crescita dell'economia e oggi, con la recessione, bisogna cambiarla perché presenta alcune rigidità che compromettono la ripresa dell'occupazione. Il problema è che eravamo in recessione anche dieci mesi fa, quando la riforma è stata approvata. Mi chiedo a questo punto che senso abbia avuto approvarla».
venerdì 3 maggio 2013
MARAZZI: «CONTRO IL ROMPICAPO DELL'AUSTERITA' VEDO SOLO UNA RIVOLTA SOCIALE»
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| L'economista Christian Marazzi |
«Quando il governo italiano
sostiene di volere ricontrattare con la Commissione Europea può
anche volere posticipare, com'è stato fatto in Spagna o in
Portogallo, la riduzione del deficit di un paio d'anni - afferma
l'economista Christian Marazzi - Ma questo non significa
ricontrattare l'austerità, significa solo posticiparla
lasciando i problemi tali e quali. Non nego che Letta sia animato da
buone intenzioni quando dice di volere affrontare il problema degli
esodati, dell'esaurimento della cassa integrazione o parla di un
welfare più universale. Il problema è dove prenderà
i soldi. Soprattutto se le politiche di austerità resteranno
intatte».
lunedì 29 aprile 2013
LUIGI PREITI E GLI ALTRI: PERCHE' IL REDDITO MINIMO E' L'ANTIDOTO ALLA VIOLENZA DELLA CRISI
Il 6 marzo Andrea Zampi, un piccolo imprenditore 43enne, ha ucciso con una Beretta semiautomatica Margherita Peccati, 46 anni impiegata con un contratto a termine, e Daniela Crispolti, 61 anni, e ancora pochi mesi per andare in pensione dopo una vita passata al lavoro per la regione Umbria. Subito dopo Zampi si è tolto la vita perché l'ente ha negato un finanziamento alla sua azienda.
Il 5 aprile A Civitanova Marche, Romeo Dionisi, 62 anni, operaio disoccupato che aveva iniziato a lavorare con la partita iva da muratore, la moglie Anna Maria Sopranzi, 68 anni e Giuseppe Sopranzi, 72 anni, fratello di quest'ultima, celibe e convivente con la coppia, si sono tolti la vita il 5 aprile in una tragica triangolazione di affetti disperati e un debito di 15 mila euro con le banche e l'Inps che Dionisi non riusciva a onorare a causa di un credito non pagato dai suoi datori di lavoro.
Ieri, 28 aprile, mentre il governo Letta giurava al Quirinale davanti al presidente della Repubblica Napolitano, il muratore disoccupato di 46 anni Luigi Preiti voleva attentare alla vita di un politico in piazza Montecitorio, ma è stato bloccato da due carabinieri contro i quali ha esploso sei colpi della sua 765. Non ha fatto a tempo a ricaricare la pistola. Anche lui voleva uccidersi. Preiti ha perso il lavoro per la crisi dell'edilizia ad Alessandria dov'era emigrato da vent'anni, ha accumulato debiti di gioco, ma sembra che continuasse a lavorare occasionalmente come piastrellista a Rosarno, in Calabria, dov'era tornato a casa dei genitori dopo la separazione dalla seconda moglie.
venerdì 26 aprile 2013
DA SAN LORENZO A CINECITTA': GEOGRAFIA AFFETTIVA DELLA RESISTENZA A ROMA
Largo Settimio Passamonti è un fazzoletto d'asfalto sotto una rampa della tangenziale che separa San Lorenzo dagli ex depositi ferroviari dove l'università della Sapienza ha inaugurato enormi aule deprimenti per gli studenti. È difficile vederlo per chi arriva in moto o con l'auto, anche se è da tutti considerato come la porta di uno dei quartieri più antifascisti della Capitale. Da sempre su un muro si legge una scritta cubitale: «Lode e gloria. Viva i partigiani». Nella notte tra il 24 e il 25 aprile questo murale è stato imbrattato da una mano di vernice bianca.
L'atto vandalico è stato rivendicato dal gruppo di estrema destra «Milizia» con una telefonata all'Ansa alle 3,27. Non è la prima volta. Regolarmente, ogni anno, a poche ore dal tradizionale corteo del 25 aprile organizzato dall'Anpi, su questo murale si gioca una disfida simbolica tra la mano fascista che lo ricopre di insulti e fasci littori e la mano «partigiana» che ripristina il saluto vibrante. Scritte simili esistono anche a Garbatella, altra casamatta dell'antifascismo romano, ma a San Lorenzo questa lotta assume un sapore particolare.
L'atto vandalico è stato rivendicato dal gruppo di estrema destra «Milizia» con una telefonata all'Ansa alle 3,27. Non è la prima volta. Regolarmente, ogni anno, a poche ore dal tradizionale corteo del 25 aprile organizzato dall'Anpi, su questo murale si gioca una disfida simbolica tra la mano fascista che lo ricopre di insulti e fasci littori e la mano «partigiana» che ripristina il saluto vibrante. Scritte simili esistono anche a Garbatella, altra casamatta dell'antifascismo romano, ma a San Lorenzo questa lotta assume un sapore particolare.
domenica 21 aprile 2013
GRILLO, "MARCIA SU ROMA" E IL "FASCISMO BUFFO"
Benvenuti
nel giorno I dell'austerità, tendenzialmente presidenzialista e
postdemocratica, in Italia. Benvenuti nel tempo che concilia il serio
con il faceto, dove il serio è Berlusconi padre della patria e il
faceto sono tutti i comunisti miglioristi e berlingueriani - insomma
i sinistri che odiano la stessa idea ridicola della "sinistra"
- quelli che hanno assassinato Bersani e il suo partito e oggi
applaudono la rinnovata solidarietà nazionale privata della
fantasiosa geometria delle "convergenze parallele",
risultato di un'altra epoca, ben più creativa della politica
italiana, ma ugualmente inutile.
martedì 16 aprile 2013
PIU' CLASSI POLLAIO E MENO 81.614 INSEGNANTI
Tra il 2008 e il 2013 in Italia sono scomparsi 81.614 insegnanti a
fronte di un aumento di più di 90 mila alunni in tutte le scuole. Lo
sostiene la Flc-Cgil in uno studio dove viene segnalato anche il taglio
di 43 mila Ata avvenuto nel corso degli ultimi cinque anni. Tranne che
nell’infanzie, sono state cancellate 28 mila cattedre nella scuola
primaria, 22 mila nelle medie e 31 mila nelle superiori.
Continua a leggere: Più classi pollaio e meno 81.614 insegnanti
Continua a leggere: Più classi pollaio e meno 81.614 insegnanti
venerdì 12 aprile 2013
LA GUERRA ALLA "KASTA" PRODUCE MOSTRI
Pubblico impiego? Solo Kasta, produce sprechi. Tagliare, risparmiare, premiare solo i meritevoli. Il resto sono cervelli all'ammasso. Licenziare, raus. Il primo ad avere creduto nella battaglia populistica per eccellenza, quella contro la casta del pubblico impiego, i garantiti, non è stato Grillo, o Brunetta quando approvò una riforma del pubblico impiego inutile. E' lo Stato italiano che, secondo i dati dell'Aran, l'agenzia che rappresenta la pubblica amministrazione nella contrattazione collettiva nazionale, ha tagliato 232 mila dipendenti pubblici tra il 2006 e il 2011, passati da 3.627.139 a 3.396.810.
Stella&Rizzo hanno fallito
Questa è la tesi dell'ex vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti esposta in un'intervista a italia oggi. I due giornalisti del Corriere, autori di un fortunato libro-denuncia contro la "Casta" dei politici e dei dipendenti, mostrarono gli sprechi intollerabili della pubblica amministrazione, prodotti da privilegi oggettivi di una élite. Quella denuncia diede la stura all'immenso risentimento popolare contro una determinata categoria della classe dirigente, scatenando un duplice processo. Il primo è politico:
Stella&Rizzo hanno fallito
Questa è la tesi dell'ex vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti esposta in un'intervista a italia oggi. I due giornalisti del Corriere, autori di un fortunato libro-denuncia contro la "Casta" dei politici e dei dipendenti, mostrarono gli sprechi intollerabili della pubblica amministrazione, prodotti da privilegi oggettivi di una élite. Quella denuncia diede la stura all'immenso risentimento popolare contro una determinata categoria della classe dirigente, scatenando un duplice processo. Il primo è politico:
Fu, quella,un'intuizione giornalistica penetrante dell'allora direttore, Paolo Mieli. Ma lo stesso Corriere e il sistema dei media nel suo complesso non sono riusciti a sfidare realmente la classe politica sul piano delle soluzioni.Quelle inchieste si accompagnavano a una campagna politica che, mettendo in luce le debolezze reali del governo Prodi, puntava sui tecnici che avrebbero dovuto avere alla loro testa Montezemolo. Una grande idea giornalistica, una piccola idea politica. E alla fine, complice una politica cieca, la guerra alla Casta senza la capacità di proporre alternative reali ha generato il Movimento 5 Stelle. Che ora attacca politici e giornalisti.Il secondo è sociale e ha investito un aspetto particolare, e ancora misconosciuto, del grillismo e in generale dell'organizzazione del lavoro in Italia. L'odio per la "Casta" ha generato il disprezzo contro chi lavora nel pubblico impiego. Se fa il medico, lavora all'università o nella scuola, in un ufficio avrà senz'altro truccato un concorso, vanterà una raccomandazione, ha truccato le carte penalizzando i "meritevoli". Fa schifo, insomma.
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mercoledì 10 aprile 2013
RICORDA CON RABBIA, MARGARET
Margaret Thatcher è morta e, con humour nero tutto anglosassone, potremmo limitarci a rilanciare la petizione nata in rete tempo fa per “privatizzare il suo funerale di Stato”: in tempi di austerity, sarebbe il giusto tributo alla sua eredità, come notava The Guardian nel dicembre del 2011. Perché l'insopportabile rigore europeo di questi anni è il definitivo e fallimentare avvitamento del trentennio neo-liberista inaugurato dalla Iron Lady/Iron Witch nel 1979 e rilanciato da Ronald Reagan nel 1981.
lunedì 8 aprile 2013
SETTIS: "CULTURA E ISTRUZIONE SONO BENI COMUNI SU CUI INVESTIRE E DA OCCUPARE"
L'Italia è ultima nell'Europa a 27 per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (1,1% a fronte della media del 2,2%). È al penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, per la spesa in istruzione (l'8,5% a fronte del 10,9% dell'Ue a 27). La spesa pubblica destinata alla protezione sociale è sopra la media europea, anche se è sbilanciata sulle pensioni e diminuisce sulla casa, sulla disabilità, trascurando gli investimenti sulle politiche attive per il lavoro.
«I dati dell'Eurostat sul finanziamento alla cultura e all'istruzione sono l'esito preoccupante di un'intera legislatura in cui le cose sono andate sempre peggiorando - afferma Salvatore Settis, storico dell'arte che insegna alla Normale di Pisa e autore di Azione popolare (Einaudi) - Seguono un trend condiviso di fatto dalla destra, dalla sinistra e dai tecnici, con un peggioramento netto con i governi di centro-destra. Ma non è che quelli di centrosinistra abbiano brillato molto. Gli ultimi tagli che sono stati apportati a tutto ciò che è cultura, ricerca, università e scuola sono il risultato della crisi. Come reazione alla crisi in Italia è prevalsa l'idea che la prima cosa da fare sia tagliare la cultura. Credo che sia importante sapere che questa è un'idea italiana, ma non di tutti gli altri paesi. Ci sono paesi come gli Stati uniti dove Obama ha detto che nei momenti di crisi bisogna accrescere la spesa per l'istruzione e la ricerca.
mercoledì 3 aprile 2013
FORNERO: CRONACHE DA UNA CONTRO-RIFORMA DEL LAVORO MAI NATA
"Nonostante abbia accettato di essere sottopagata, che i miei contratti non siano stati rispettati, abbia messo da parte la mia integrità morale, in Italia non ho comunque trovato lavoro, quindi sono andata a vivere decisamente lontano da casa e dall'Italia".Una giovane donna, laureata, in fuga dall'Italia, con la sua lucida fermezza racconta meglio il paese nello stallo di un post sul blog di Grillo, o di un troll partorito da "Siamo la gente, il potere ci temono", il profilo facebook dove si legge la più divertente parodia della "gente" al potere, o meglio al parlamento dove massima è l'illusione di radere al suolo la "casta".
E' stata raccolta dal Centro di ricerche sociale su lavoro e nuove forme di occupazione "Walk on job" dove emerge che il 12% degli 800 intervistati sarebbe disposto ad accettare l'abuso di un contratto atipico e il 2% sarebbe disposto a mettere da parte anche la sua integrità morale pur di accettare un lavoro. Una percentuale più alta è disponibile ad adottare l'estrema forma di protesta: l'auto-allontamento, che non ha nulla di eroico, e non è una "fuga dei cervelli", sebbene gli intervistati siano laureati. L'allontanamento è la serena consapevolezza di non potere intervenire su un sistema dove l'accesso al lavoro, ad una professione, e a un reddito dignitoso è difficilissimo. Si ricomincia altrove, sempre ammesso che questo sia possibile. Più importante è il gesto: mi dissocio dalla corruzione, dal vostro mondo, dove non è possibile cercare un'attività retribuita.
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Roberto Ciccarelli
sabato 30 marzo 2013
REQUIEM PER PIER LUIGI GARGAMELLA
“Ogni volta che esce una campagna del Pd un pubblicitario muore”.
Bersani ha pensato di poter essere nominato Presidente del Consiglio cercando una “maggioranza semplice” – la metà più uno dei parlamentari presenti, necessari per il numero legale – e avviare un Governo che sarebbe stato oggetto di lotta parlamentare quotidiana nelle Aule. Avrebbe voluto strappare i voti ai renitenti della Casaleggio&Associati, i parlamentari dei 5 stelle che (sembra) vogliano ancora votarlo.
Era una buona idea. Avrebbe sperimentato un governo parlamentare a componente (moderatamente) di sinistra, pressato dalle migliore istanze pentastellari: dal reddito di base, alla centralità dei beni comuni, a nuove forme di democrazia radicale e partecipata.
Ma era un’idea impossibile. Non solo perché non la permette la legge elettorale che il Pd non ha voluto cambiare, pensando che gli avrebbe comunque garantito la maggioranza assoluta. Ma soprattutto perché il movimento 5 stelle ha chiara in testa una sola cosa: l’iniziativa politica deve restare nelle loro mani, per poi suonare la grancassa alle prossime elezioni. Per il momento hanno consegnato il paese al “pilota automatico” della Bce di Mario Draghi. Ma il governo “democrat” non avrebbe saputo fare di meglio.
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